Randazzo: Memorie che vissero

di Guido Di Stefano

 

A volte qualche giovane di grande e sensibile intelletto riesce a compiere quelle azioni che esulano dalla mente di tanti canuti “saggi”: salvare le memorie che vissero e che, per inesplicati motivi, furono “sepolte” e destinate all’oblio e al macero o (a volte) mimetizzate (anche a vista) nelle opere murarie.

Esiste materiale sufficiente per la pubblicazione di più corposi volumi ma ci limitiamo a qualche veloce cenno.

In campo letterario la sensibilità giovanile ha recuperato la settantenne opera di padre Luigi Magro da Randazzo,  frate cappuccino in Randazzo: grande sintesi di cuore e mente, i suoi “Cenni storici della città di Randazzo”.

Voliamo nella storia, dominiamo lo spazio e il tempo: sulle montagne vediamo il mitico “Ducezio, re dei Siculi” e lungo la valle vediamo risalire la furia devastatrice dei Siracusani_Ateniesi, la furia dei servi e infine i messaggeri di Cesare Ottaviano Augusto.

Vi riportiamo  due delle epigrafi che ornarono il monumento in piazza S. Nicola,  che, secondo la nuova lettura,  potrebbe intendersi  fosse stato  in origine  dedicato a Ducezio.

Padre Luigi scrive di cinque epigrafi di cui quattro “visibili” e una “invisibile” (celata chissà dove o sbriciolata chissà quando). Eccovi  le due epigrafi di cui sopra “narranti fatti distanti  tra loro diversi secoli”, nella traduzione e  stesura del frate.

Una parla espressamente del re Ducezio:

IL SUPERBO. RECENTE. NOME. DEI. TRINACIESI.

SEMPRE. FIORENTE. SEMPRE. CRESCENTE. SEMPRE. POTENTE.

PER. EDIFIZII. PER. UOMINI. ILLUSTRI. PER. ESERCITI.

RICORDA.

QUESTA. STATUA. PALESI.

TRIBULAZIONI. APPORTATE.

TEMPO. DI. L. GIULIO. R. M. GREGANIO. CONS. ROMANI. nell’OLIMPIADE. 85

AI TRINACIESI

DALLA. TROPPO. PRECIPITATA. MORTE.

DUCEZIO. DIFENSORE. RESTAURATORE. FONDATORE. FEDELE.

SOPPORTATE.

PER. LA. INVIDIA. INGIUSTIZIA. EMPIETÁ. DEI. NEMICI. SIRACUSANI.

TRAMANDATE.

ALLA. NON. DEGENERE. POSTERITÁ.

DENUNZIATE.

NON. DIMENTICATO. VALORE.

L’altra dopo aver rievocato “una” guerra servile rende noto il superior intervento di Cesare Ottaviano Augusto:

NEL. PRETORIO. ALESINO.

CONVOCATA. LA. VETUSTA. ALESA.

DALLA. SERVILE. E. CIVILE. GUERRA. SACCHEGGIATA. E. DEVASTATA.

FUSA. IN. UNA.

CON. GLI. ABITANTI. TIRACINI. E. TRICALINI.

TRASFERISCE.

COL. POPOLO. NUMEROSO. CON. I. NOBILI. CITTADINI. E. GLI. ANZIANI.

NELLA. NUOVA. TRIOCLA. RECENTEMENTE. EDIFICATA.

CINTA. DI. MURA. UNITA. A. CITTADELLA. RISORTA.

PER. ORDINE. E MUNIFICENZA.

CESARE. OTTAVIANO. AUGUSTO.

    

Senz’altro molto significativa l’attribuzione delle mura di cinta alla volontà e alla munificenza di Cesare Ottaviano Augusto.

E di mura parlando nella sua opera padre Luigi scrive che inizialmente la cinta muraria era servita da nove porte, cui se ne aggiunsero due nel sedicesimo secolo e una ne diciasettesimo, per meglio rispondere alle nuove esigenze della città.

Passiamo ora alla riproduzione di  altre memorie, di natura lapidea però: il tutto amorevolmente curato e tramandato. Ve ne presentiamo le immagini in uno con gli interrogative che ne discendono.

Un volto dalle fattezze orientali, una donna con il calice, il calco (mortuario?) di un volto sono pervenuti come ricordi medievali: per “consiglio” di chi e perché?

La riedizione (sedicesimo secolo) di due simboli riconducibili all’antica cultura mesopotamica: anche  in questo caso per chi e perché?

Rispondi