Unione Europea: bilancio 2018

di Maurizio Donini

 

Il bilancio annuale dell’UE rappresenta un passo fondamentale nella governance europea, perché è chiaro che come si gestiscono i fondi comporta una serie di scelte. Il progetto di bilancio è proposto dalla Commissione e deve essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Questi ultimi due organi hanno lo stesso potere in materia, è il Consiglio a rendere nota la sua posizione sulla proposta della Commissione. In base a questa il Parlamento può adottare emendamenti per modificarlo, se si verifica un disaccordo tra il Consiglio ed il Parlamento, un comitato di conciliazione ad hoc dispone di tre settimane di tempo per trovare una soluzione. Al termine della procedura Consiglio e Parlamento hanno 14 giorni di tempo per approvarlo formalmente; in caso di mancato accordo la Commissione è obbligata a presentare un nuovo progetto da sottoporre all’esame.

Se all’inizio dell’anno di riferimento il bilancio annuale non è stato ancora adottato, ci si attiene al cosiddetto regime dei dodicesimi provvisori; in modo che le spese effettuate mensilmente per capitolo di bilancio non possono superare un dodicesimo degli stanziamenti aperti nel bilancio dell’esercizio precedente o nel progetto di bilancio proposto dalla Commissione, a seconda dell’importo meno elevato. Il bilancio annuale può essere ad esempio rettificato dal Consiglio e dal Parlamento in casi eccezionali  a seguito di emergenze impreviste, quali un disastro naturale in uno Stato membro. Altresì le rettifiche possono riguardare l’iscrizione a bilancio di eccedenze finanziarie dell’esercizio precedente o per adeguare le previsioni delle quote di entrate.

Curiosamente la Commissione che redige il bilancio, in realtà ne dispone direttamente solo di una piccola parte, essendo i tre quarti dei fondi stanziati in esecuzione diretta da parte degli Stati membri. Resta il fatto che gli Stati membri devono agire concordemente con la Commissione e sono tenuti ad un uso dei fondi secondo i principi della buona gestione finanziaria. La legislazione europea norma dettagliatamente tutti gli atti compiuti dai vari stakeholders implicati nell’esecuzione del bilancio UE.

Il Parlamento Europeo, unico organo eletto direttamente, ha il potere di dare il discarico del bilancio alla Commissione, ovverossia l’approvazione definitiva della corretta esecuzione. Questo avviene su raccomandazione del Consiglio dell’UE vista la relazione annuale della Corte dei conti europea, nonché le risposte date dalla Commissione ad interrogazioni specifiche dei deputati. Attualmente, la quota più ingente è quella destinata a stimolare la crescita e l’occupazione ed a ridurre le disparità economiche tra le regioni. Una parte consistente degli stanziamenti sono stati assegnati ad agricoltura, sviluppo rurale, pesca e tutela dell’ambiente. Si sono considerati importanti ai fini della spesa anche la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata ed all’immigrazione clandestina.

Il bilancio europeo non prevede la possibilità di contrarre debiti, per cui risulta sempre in perfetto equilibrio tra entrate ed uscite. Gli introiti sono rappresentati dalle ‘risorse proprie tradizionali’, generate da diritti doganali e quote sullo zucchero che sono circa il 12% del bilancio UE. Un altro 11% proviene dall’IVA incamerata dagli Stati e girata alla UE. Infine la più importante, che pesa per i ¾ del bilancio, è la ‘risorsa basata sul reddito nazionale lordo’, il contributo versato annualmente da ogni Stato in proporzione all’1% del proprio Pil.

Il progetto di bilancio 2018 è iniziato con il mancato accordo tra il Consiglio ed il Parlamento, lo scorso 25 ottobre il Consiglio ha informato il Parlamento di non poter accogliere tutti i suoi emendamenti al bilancio generale dell’UE per il 2018. Quindi è scattata la procedura di conciliazione prevista che è durata 3 settimane partendo dal 31 ottobre 2017. Sabato 18 novembre 2017 si è quindi arrivati ad un accordo tra i vari attori sul bilancio dell’UE per il 2018, in linea con le priorità politiche della Commissione Juncker.

Il bilancio per il 2018 ammonta a 158,9 miliardi di EUR in impegni e a 144,4 miliardi di EUR in pagamenti, un aumento rispettivamente dello 0,6% e del 7,4% rispetto al bilancio dell’UE per il 2017. I pagamenti aumentano significativamente perché l’attuazione dei programmi 2014-2020 vedrà la propria progressione stabilizzarsi su alti livelli dopo il periodo di avviamento iniziale. La maggior parte del bilancio UE, 55,5 miliardi, sarà destinata alla creazione di posti di lavoro, soprattutto quelli giovanili con uno stanziamento specifico di 350 milioni di euro, mentre saranno 59 miliardi quelli destinati a favore dell’agricoltura. Si prevede di stimolare la crescita attraverso gli investimenti strategici e la convergenza destinando a queste poste 77,5 miliardi di euro. Altri 4,1 miliardi verranno usati per il rafforzamento della gestione dei flussi migratori sia endogeni che esogeni. Si avvia finalmente il Fondo europeo per la difesa con uno stanziamento di 40 milioni per finanziare la ricerca collaborativa in tecnologie e prodotti innovativi per la difesa. Considerando i 25 milioni di EUR già stanziati nel 2017, gli stanziamenti totali destinati dall’UE alla ricerca in materia di difesa fino al 2019 ammontano a 90 milioni di EUR. Infine si è tenuto conto di eventuali improvvise emergenze accantonando fondi di riserva.

Günther H. Oettinger, Commissario per il bilancio e le risorse umane, ha dichiarato: “Si tratta di un bilancio di cui beneficeranno tutti. Sarà utilizzato per creare più posti di lavoro, più crescita e più investimenti. Aiuterà i giovani a trovare posti di lavoro e opportunità di tirocini. Contribuirà a rendere l’Europa più sicura. Ogni singolo euro deve essere speso in modo efficiente e creare valore aggiunto per l’Europa”.

 

FONTE: FUTURO-EUROPA.IT

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