Mediterraneo occupato. Non c’è dialogo senza vera pace e non c’è pace senza vero dialogo

Flotta USA nel Mediterraneo
Flotta USA nel Mediterraneo

di Salvo Barbagallo

 

Un’acuta osservazione di Lorenzo Vita (Il Giornale.it 23 novembre), dovrebbe far riflettere sull’attuale situazione del Mediterraneo, dei Paesi che bagna e oltre. Afferma Lorenzo Vita: Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono due mondi legati indissolubilmente. L’uno incide sull’altro. E i destini sono intrecciati fra loro tanto che oggi si fa sempre più spazio il concetto di Mediterraneo allargato, che unisce i due elementi non solo da un punto di vista geografico, ma anche politico. Non esiste più il solo bacino del Mediterraneo: tutto è unito in un unico grande gioco strategico. E chi pensava che il Mediterraneo fosse costretto a essere relegato a un ruolo secondario rispetto alle nuove sfide globali, in questi anni non ha potuto fare altro che ricredersi.

Nel 1996 noi scrivevamo: Affinché le parole non restino sterili enunciazioni, occorre tenere costantemente aperta la porta del dialogo, senza alcuna preclusione. Bisogna che i potenti guardino con nuovi occhi coloro ai quali la fortuna non ha arriso, e si mostrino disponibili alla solidarietà: la loro posizione non muterà, ma sarà possibile aprire un varco nelle reciproche incomprensioni e contrapposizioni che generano solo intolleranza e odio. E’ necessario che sia riconosciuto a tutti gli uomini, di qualsiasi razza e condizione, dignità e spazi di pari opportunità, alla conquista di una convivenza civile, nel rispetto dei ruoli che l’intelletto umano concede. Devono cadere le barriere fra le genti, per consentire il libero scambio di cultura, di idee, di esperienze economiche che offrano nuove metodologie per raggiungere mete comuni. Occorre che si trovino mezzi e strumenti idonei per debellare la povertà in cui si dibattono i Paesi emarginati dallo sviluppo (…).

Flotta Russa nel Mediterraneo
Flotta Russa nel Mediterraneo

In quegli anni di fine Millennio ancora sussistevano le basi e le “ragioni” per concretizzare un “Dialogo” costruttivo per realizzare la stabilità dell’area del Mediterraneo: nel 1995 a Barcellona si era avviato un processo che andava oltre il Dialogo in quanto il “Dialogo” si era trasformato in Trattato. Sottoscritto da 27 Paesi, di cui 15 appartenenti all’Unione Europea e 12 del Bacino Sud del Mediterraneo. Quel Trattato tendeva a valorizzare l’importanza strategica dell’Area Mediterranea, perseguendo in primo luogo il mantenimento della pace e della stabilità nella regione e promuovendo, al contempo, gli interessi comuni dei Paesi coinvolti attraverso una serie di riforme capaci di far crescere commercio ed investimenti. tutelare e valorizzare ambiente e risorse economiche, portare sicurezza e stabilità  costruite sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Quel Trattato finì nel nulla e gli avvenimenti verificatisi negli anni successivi hanno portato guerre e non certo la “pace”.

Però… gli incontri di “dialogues” sono proseguiti, e già lo scorso anno scrivevamo: (…) Sarà una impressione nostra (che i fatti non sembrano smentire), ma riteniamo che il “rituale” e annuale appuntamento romano del “Med Dialogues” appena conclusosi nella Capitale italiana, in questo 2017 sia passato “quasi” inosservato, quasi “ignorato” dai mass media, di certo nell’assoluta indifferenza della collettività nazionale e, probabilmente, anche internazionale. Se, infatti, è internet il metro principale della divulgazione di massima, si può notare che pochi son i “richiami” a quello che doveva considerarsi un “evento”, che noi sin da quando è stato avviato l’iter tre anni addietro abbiamo considerato soltanto  un tranquillo “week end salottiero e vacanziero per i partecipanti (…)”.

Sono più che giustificate le annotazioni del reportage di Lorenzo Vita: (…) Nel Mediterraneo si giocano interessi contrapposti. Gli Stati Uniti, presenti nel bacino marittimo grazie alle loro basi ma anche grazie alla creazione della Nato, hanno unito i destini del Mare Nostrum a quelli dell’Atlantico, rendendo il nostro mare parte integrante della loro strategia. Washington ha costruito un sistema di alleanze e partnership per rafforzare l’asse euro-americano che va da Gibilterra a Suez. E per decenni si è pensato che il Pentagono potesse avere e mantenere il pieno controllo del Mediterraneo. E con esso, il controllo della politica fra i tre continenti bagnati da questo mare: Africa, Asia ed Europa. Caduta l’Unione sovietica, solo l’America sembrava potersi assumere il ruolo di superpotenza che avrebbe vigilato sull’intera regione. Ma negli anni, questo sistema consolidato di potere ha subito delle trasformazioni. La rinascita della Russia dopo anni di quiescenza e soprattutto l’avvento della Cina nel quadrante mediterraneo, hanno scosso profondamente la politica Usa nella regione. E quello che sembrava essere un destino ineluttabile, si è dimostrato essere molto più a rischio di quanto si potesse pensare. E con questo rimescolamento delle carte, è possibile leggere le diverse crisi che hanno costellato il bacino del Mediterraneo. Ma anche il gioco estremamente complesso che stanno realizzando le tre superpotenze che guidano i destini del mondo (…).

Il Mediterraneo, l’intera “area” del Mediterraneo è ormai occupata da anni: basterebbe indicare le installazioni militari “estranee” a diversi Paesi (dall’Italia/Sicilia, alla Libia, al Marocco) per rendersene conto, basterebbe indicare le Flotte armate “estranee” (statunitensi, russe, cinesi, eccetera…) che navigano nelle acque dell’ex Mare Nostrum, per rendersi conto che chi può prende e occupa, più o meno in forma stabile.

D’altra parte, come si può dialogare con Paesi in armi, quando le armi che vengono usate sono vendute dai principali protagonisti del… “dialogo”?

basi navali mediterraneo (cucchi)
basi navali mediterraneo (cucchi)

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